lunedì 20 aprile 2020

Luglio, col bene che ti voglio Vedrai non finirà...

Che furbata andare a votare a Luglio!
Qualcuno che normalmente avrebbe fatto carte false pur di prolungare la durata del proprio mandato, oggi improvvisamente si palesa come paladino della "democrazia" formale" e briga per far cambiare idea al governo nazionale, sullo slittamento delle elezioni.
Chi vuole anticipare il più possibile il voto, spera di cogliere un vantaggio tattico, nel prevedibile record delle astensioni e chiudere anticipatamente la partita della propria rielezione.
Alla fisiologica disaffezione al voto dei mesi estivi si aggiungerebbe, questa volta la paura sensata di esporsi "inutilmente" al rischio di contagiarsi.
Una paura che vincerebbero ovviamente le vaste clientele
che in questi anni hanno profittato del governo regionale e quelle clientele (non meno squallide!) che sperano in maggior fortuna nel possibile cambio di fronte.
Senza remore andrebbero a votare chi per meschinità o disgrazia è abituato a vendere il proprio voto.
Andrebbe a votare chi poverino vive nelle tante zone del nostro Paese, controllate militarmente più dai clan che dallo Stato. Clan che come spesso accade (anche in Puglia!) appoggiano le coalizioni amiche.
Tutta gente sulla quale io non conto!
I miei elettori sono tutte persone per bene, stufe di essere vessate, ma anche deluse da una politica, a volte anche dalla nostra, che purtroppo non ha la bacchetta magica sebbene abbia fatto miracoli.
Molti di loro non hanno coraggio ed io non li giudico perché il coraggio - scriveva Manzoni - "uno, se non ce l'ha, mica se lo può dare".
Preferirei per i miei elettori maggior serenità e più tempo per valutare attentamente ciò che è meglio per la nostra regione, in libertà e coscienza.
Evidentemente le forze avverse alla coalizione #5stelle che io mi accingo a rappresentare, contano su quelli che andranno a votare a Luglio per imporre alla Puglia altri cinque anni di "nulla".
Confido in quella "sostanza della democrazia" in cui tante volte il nostro premier Giuseppe Conte ha mostrato di credere e nella fermezza del #M5S.
In ogni caso ve lo assicuro, forte sarà il mio cuore e fermo il mio braccio.

domenica 2 febbraio 2020

Il sottosegretario

Entra il sottosegretario nella sala del consiglio municipale tirata a lucido. È piena come raramente accade, non tutti hanno trovato posto a sedere ma attendono fiduciosi e rassegnati al contempo. Io un po' meno e quando arriva, lo guardo con grande attenzione.
È anziano, direi al termine di una carriera non particolarmente brillante. 
A dispetto del suo accento è una persona colta al punto giusto, modi garbati ma schietti.

Il Sindaco non c'è, altri impegni! E poi, come da manuale Cencelli, un sindaco metropolitano è gerarchicamente sovraordinato ad un semplice sottosegretario, sebbene di un ministero così importante, da cui tanto dipende il benessere dei propri concittadini.

Gli onori di casa allora li fa il vicesindaco che accende il microfono e si schiarisce la voce.
In un attimo il silenzio è assoluto fatta eccezione per i beep di cellulari ed i flash delle fotocamere che immortalano l'evento.
Sorrisi d'occasione e sguardi finto intelligenti, mentre cameraman e fotografi si attardano sugli ultimi scatti e vanno via.
Presagio, mestiere o entrambi?  

Un delirio di ringraziamenti e saluti che, in ordine rispettosamente gerarchico, marcano i ruoli di ciascuna delle autorità presenti, in una solennità forse sproporzionata, ma sicuramente funzionale alla soggezione che ciascuno tra gli astanti deve provare.

Esauriti i convenevoli, catartica arriva la premessa: "il Sottosegretario parlerà per primo" - dice il vicesindaco,  ed aggiunge - "deve andar via per un impegno istituzionale, senza purtroppo poter ascoltare gli altri interventi".
La comprensione per il sottosegretario che corre di piazza in piazza a spandere il verbo a questo punto è totale e generalizzata. Pover'uomo!

Ciascuno si immedesima in lui dimenticando per un attimo l'assenza dello Stato che da anni è costretto a subire, i problemi irrisolti di una vita, l'angoscia, il senso di abbandono che le persone normali vivono da anni. Svaniscono d'incanto i motivi che lo hanno spinto quel pomeriggio a lasciare i propri affari, i propri affetti ed a correre in Municipio per ascoltare l'uomo importante che, venuto direttamente da Roma, può finalmente con un tratto di penna cambiare il destino del proprio territorio.

Per quasi quindici minuti il Sottosegretario riesce a parlare senza dire nulla. Tutto mestiere!
Sorprendentemente però la sua premessa, corta e schietta, rivela una certa coerenza: "Non conosco il vostro problema".
E certo, mica puoi aspettarti che un sottosegretario venga preparato ad un incontro con la cittadinanza!  Un politico di quel rango al massimo viene per stringere mani, compiacere satrapi locali, qualche generica promessa e via senza "citofonare" a nessuno.

Va via assicurando "sincera benevolenza", raccomandando a tutti di rivolgersi al politico locale, notabile  del suo partito e parlamentare, che "provvederà lui a recapitare", per le vie brevi, le suppliche dei popolani.

Alla faccia di chi parla di competenze, titoli e professionalità se questo è un sottosegretario mia figlia potrebbe lasciare il liceo e fare il ministro!

Ed io che ammutolito resto a pensare che se il PD è ancora questo, nonostante la mazzata alle scorse legislative, dobbiamo starne il più possibile alla larga.

domenica 19 gennaio 2020

Hammamet non è provincia di Sant'Elena

Hammamet non è Sant'Elena e Craxi non è Napoleone, spiace ribadirlo nella ricorrenza dei vent'anni della sua morte; rispetto il dolore dei famigliari, ma "se le sono cercate" (Cit. G. Andreotti) le critiche di questi giorni.

La corruzione, come la prostituzione, è sempre esistita, non è certo un invenzione di Craxi, ma è anche vero che a lui va indubbiamente il merito, di averla ingegnerizzata e messa a sistema nella vita politica italiana. 

Chi come me ha vissuto quegli anni, quando Craxi ed i suoi uomini imperversavano nelle istituzioni, sa di cosa parlo.

A tutti era chiaro a chi bisognava rivolgersi per vincere concorsi, prendere appalti, chi era in grado di "sistemare" ogni pratica, ogni pendenza. Banche, assicurazioni, comuni, regioni, ministeri i loro uomini erano ovunque e si mettevano a disposizione di tutti, con tariffe chiare, sconti ed omaggi in campagna elettorale.

Quando nel 91, prima dello scandalo di mani pulite,  nei cinema esce "Il Portaborse", tutti capiscono di quale partito si parla nel film, chi è "Cesare Botero" interpretato da Nanni Moretti. Cinque anni prima quando Beppe Grillo fece la famosa battuta sui socialisti cinesi, quella che gli costò una comoda carriera in RAI, tutti risero, tutti la capirono, perché l'appetito famelico di quel partito era noto a tutti.

La morte cancella le colpe ma non la storia ed in un momento come questo in cui l'architrave corruttiva messa in piedi dai craxiani è ancora lì che minaccia la nostra democrazia e lo sviluppo del nostro Paese, sarebbe davvero un errore chiudere il tutto a tarallucci e vino. 

sabato 4 gennaio 2020

Ma stiamo scherzando?

Prendersela con il #M5S per le defezioni di alcuni suoi parlamentari è come rimproverare il derubato di non aver nascosto adeguatamente la propria collanina alla vista dello scippatore, oppure alla vittima di uno stupro, un abbigliamento troppo succinto.

Certo accade anche questo, stiamo perdendo la razionalità e ci diventa sempre più difficile distinguere gli effetti dalle loro cause. Un attenuazione collettiva delle facoltà logiche che  merita ben altre attenzioni che un post su Facebook. 
Cerchiamo invece di fare chiarezza su una vicenda già abbastanza allucinante. 

Chi cambia casacca è il colpevole e chi perde parlamentari ne è la vittima!

Loro hanno tradito la parola data al #MoVimento che non è solo Beppe Grillo o Luigi di Maio, simpatici o antipatici che siano, ma una intera comunità che lavora o collabora al più grande progetto di riforma del nuovo millennio.Hanno tradito i loro colleghi parlamentari ed i portavoce regionali, i sindaci #5Stelle che si ammazzano per amministrare al meglio le nostre città, nonostante la corruzione che la vecchia politica ha sedimentato per anni nelle istituzioni.
Hanno tradito migliaia di portavoce di prossimità che si sbattono nei mille consigli comunali, all'opposizione di forze politiche che ogni giorno tentano di rubare il nostro denaro. Uomini e donne che dovranno subire per mesi gli "sfottò" dei colleghi rappresentanti di partito che anziché negli enti locali, dovrebbero stare nelle patrie galere da tempo.Hanno tradito migliaia di attivisti come me, che da anni sottraggono tempo e denaro a se stessi ed alle loro famiglie e soprattutto hanno TRADITO milioni di Italiani che attendono con ansia la fine della corruzione politica nel nostro Paese.
Chi crede che la parola data oramai non valga più nulla, si sbaglia e non solo perché l'onestà intellettuale è un valore assoluto, ma perché queste "mezze tacche" hanno tradito anche il contratto sottoscritto al momento della loro candidatura.Dareste in locazione a persone del genere il vostro appartamento? Credo di no e fate bene!
Fareste bene anche a non accordare neanche fiducia politica a gente senza onore, che certamente non manterrà la parola data e tanto meno ogni promessa elettorale.

L'esodo dal #M5S ha da sempre una sola spiegazione: l'interesse personale anteposto a quello della collettività che avrebbero dovuto rappresentare. 
Interesse economico immediato evitare di RESTITUIRE AI CITTADINI parte del loro stipendio, ed interesse a lungo termine: dare continuità alla propria "carriera politica", oltre il vincolo dei due mandati.Il resto, fuffa mediatica per conseguire i propri scopi personali.

La mancanza di democrazia è una scusa plausibile solo per chi non ha mai partecipato alla vita interna del MoVimento che oggi è molto più democratico di prima, di sette anni fa quando sono entrato a farne parte e di cui ho esperienza diretta. Strano lamentarsene ora che ci si appresta ad esserlo ancora di più con la riorganizzazione in atto.
Le accuse di verticismo, plausibili in linea teorica, vengono sollevate proprio da chi ha goduto della nomina "verticistica", dai candidati nei collegi uninominali. Nomine resesi necessarie per contrastare gli effetti di una legge elettorale truffaldina, voluta dal PD di Renzi (e che piace anche al PD di Zingaretti!), dalla Lega di Salvini e da Berlusconi, il padrone di Forza Italia, proprio nella speranza di arginare l'ascesa del MoVimento.
Certo a lamentarsi c'è anche qualche VIP passato per la piattaforma Rosseau, ma questa è la prova dell'assoluta democrazia del MoVimento dove "uno vale uno" anche quando non fa comodo. Quei VIP hanno beneficato dell'impreparazione di iscritti al Movimento e persino di qualche attivista. Cittadini semplici, meno strutturati per resistere alla indubbia fascinazione mediatica di certi personaggi.

Si può essere d'accordo o dissentire sia con la restituzione obbligatoria di parte dello stipendio ai cittadini che sul limite dei due mandati,  ma è un fatto che queste REGOLE esistono DA SEMPRE NEL MOVIMENTO e chiunque si candida le approva e le sottoscrive esplicitamente.

I traditori della parola data, danno agio alle organizzazioni para-mafiose del nostro Paese, i partiti della kasta, di ribaltare la frittata ed accusare ipocritamente il #M5S.
Dicano chiaramente ai cittadini che VOGLIONO MANTENERSI LO STIPENDIO così com'è (o addirittura aumentarselo come voleva il PD!).
Dicano che vogliono essere MANTENUTI "A VITA", oppure anziché parlare a sproposito diano la loro disponibilità a dimezzare per legge lo stipendio dei parlamentari, eliminando una volta per tutte l'incentivo economico alla defezione. 
Diano il loro consenso a limitare per Legge il numero massimo dei mandati parlamentari.
Lo so che non lo faranno mai, ma questo è il nostro interesse di cittadini male amministrati per tanti anni e noi dobbiamo fare il nostro interesse, non il loro.
Non confondiamoci mai più, restiamo svegli!

domenica 29 dicembre 2019

Ma che brutta giornata!

Siamo in un periodo strano, il futuro ci spaventa a tal punto da rifugiarci non tanto nei sentimenti, nel personale, quanto nella spensieratezza paranoica, in quella leggerezza pesante più di un macigno.
Cibo, gossip, tutto diventa mania pur di evadere dal reale, pur di non pensare e ripensare il nostro modo di essere e stare assieme.
A volte addirittura si deride chi si impegna, chi tenta di fare qualcosa per la collettività, come se quello della nostra società fosse un destino segnato.
E si appoggiano azioni (ed omissioni) per simpatia più che per convincimento.

Una sfiducia che si traduce anche in atteggiamenti religiosi intolleranti e dogmatici, molto più simili all'integralismo che ai dettami evangelici, una cristianesimo prét à porter di cui non si sentiva davvero il bisogno.

Non a caso i politicanti "professionisti" tentano di cavalcare questo sconforto generalizzato in cerca di un ingiusto tornaconto elettorale, corteggiando gli elettori invece di stimolare la loro cittadinanza.

Dobbiamo reagire a questa catalessi, rifiutare le campagne comunicative ed i messaggi privi di contenuti e se non sappiamo dietro chi andare, prendiamo la direzione opposta a quella in cui i pifferai magici ci spingono.

Salviamoci!

giovedì 12 dicembre 2019

Bella! Ciao?

Ma siamo sicuri che basti cantare "Bella ciao" per tenere lontano il fascismo?
I partigiani, ammesso che la cantassero, portavano a tracolla il mitra, strumento senz'altro più adeguato a convincere i nazifascisti. Non voglio certo invitare nessuno a mettere "mano alla fondina", ma solo evidenziare una contraddizione concreta: parlare di fascismo è inappropriato oppure inappropriato è il mezzo di lotta utilizzato per scongiurarlo.
In Italia non ci sono le condizioni per il ritorno del fascismo, abbiamo istituzioni forti (anche troppo!) e forze armate leali e ben controllate. Ammetto che le giovani generazioni abbiano scarse conoscenze di quanto accadde in Italia giusto cento anni fa, ma non credo che a ciò si possa rimediare con slogan ed adunate. Meglio sarebbe informare chi non sa, costruire quella consapevolezza dei propri diritti che è l'unico vero argine alle pulsioni antidemocratiche.
Ed invece un intellighenzia del tutto inadeguata ai tempi che corrono, partorisce la solita crociata, tenta di polarizzare l'elettorato e siamo alle solite: guelfi o ghibellini, destra o sinistra (alla faccia di Giorgio Gaber!).
Ma il peggio è che il centrosinistra non ha un programma e ripropone per il nostro paese ciò da cui erano scampati gli italiani il 4 Marzo del 2018: legge Fornero, tutela delle banche e degli interessi dei poteri finanziari, l'acciaio "alla tarantina", il TAV, economia del petrolio, le orgie di cemento, la prescrizione ed il bavaglio alla stampa. Tutto condito con l'ipocrisia e la retorica di sempre.
Certo ognuno è libero d'impiccarsi alla corda che più gli piace, ma perché trascinare con se l'antifascismo? Manco fossero loro i padroni del brand!
Come si fa a non capire che una proposta così squinternata è inaccettabile in un Paese che VUOLE il cambiamento, che aveva dato un preciso mandato al M5S per realizzarlo e che ora addirittura lo rimprovera (ingiustamente!) di non aver fatto abbastanza?
Presentare mediaticamente le elezioni come una specie di referendum fascismo/antifascismo, indipendentemente dal risultato, sdogana di fatto il fascismo. Dopo chiunque potrà rifarsi al risultato ottenuto per propagandare il fascismo e non ci sarà più nulla a poterlo impedire. Il fascismo da male assoluto come gli stesi eredi avevano ammesso, diventerà una delle opzioni in campo possibili per curare i mali del nostro Paese.
Non a caso Matteo Salvini non si affanna a smentire le accuse di fascismo e addirittura Giorgia Meloni, le rivendica per se dichiarandosi offesa dai canti partigiani. Tutta pubblicità elettorale gratuita per loro che potranno più facilmente intercettare quel 48% di italiani che, secondo l'ultimo rapporto annuale del Censis, vuole un «uomo forte al potere».
Attenzione perché Il fascismo non è arrivato al potere sulle sue gambe ma attraverso gli imperdonabili errori e la complicità di chi avrebbe dovuto contrastarlo.
A manovrare le masse si combinano, da sempre, i guai peggiori.

sabato 9 novembre 2019

Berlino e i buchi nel muro

Quest'estate sono stato pochi giorni a Berlino ma ho voluto visitare il "muro", il più importante monumento alla stupidità umana.

Quel muro è caduto da trent'anni mentre l'assurda divisione ideologica dello scorso secolo, resiste ancora alle intemperie ed ottenebra le menti di troppi. Quando ce ne libereremo potremo finalmente classificare le idee come giuste o sbagliate anziché di destra o di sinistra. Quando ce ne saremo liberati per davvero di quel muro, i partiti appariranno a tutti plasticamente per quello sono: organizzazioni autoreferenziali il cui unico obiettivo è l'occupazione delle poltrone e la spartizione del potere tra amici e finanziatori.

Conosceremo una nuova e più avanzata democrazia, quella delle idee!

Il confronto sarà solo ed unicamente nel merito delle proposte, i partiti spariranno ed i cittadini si coalizzeranno e divideranno sulle singole soluzioni dei loro problemi, senza preconcetti, appartenenze o bandiere e soprattutto senza bisogno di intermediari. 

Spariranno i "politicanti di professione", le loro clientele e le nuove tecnologie, la e-democracy, consentiranno la circolazione delle informazioni, daranno impulso a quella Intelligenza condivisa attualmente sopita, l'unica in grado di scegliere tra le opzioni nell'interesse generale e di affrontare le sfide che il nuovo millennio pone alla conservazione della nostra specie e del mondo intero. 

Ciascuno potrà partecipare alle singole scelte, assumendosi consapevolmente le proprie responsabilità anziché delegare ad altri in un processo di consapevolezza ed emancipazione senza precedenti nella storia dell'uomo. 

A chi pensa che tutto questo sia soltanto un sogno, dico che anche per gli abitanti di Berlino la caduta di quel muro era un sogno, così come era un sogno tutto ciò che il crollo di quel muro ha rappresentato per le generazioni che dal dopoguerra si sono succedute. 

Ma è proprio la caduta di quel muro che ci deve far riflettere da un lato sull'impossibilità per chi ha il potere di frenare il bisogno di democrazia e di libertà dei popoli e dall'altro sulla certezza del conseguimento degli obiettivi, anche i più ambiziosi, quando si è nel giusto.

#Coraggio, siamo sulla strada giusta!