Siamo in un periodo strano, il futuro ci spaventa a tal punto da rifugiarci non tanto nei sentimenti, nel personale, quanto nella spensieratezza paranoica, in quella leggerezza pesante più di un macigno. Cibo, gossip, tutto diventa mania pur di evadere dal reale, pur di non pensare e ripensare il nostro modo di essere e stare assieme.
A volte addirittura si deride chi si impegna, chi tenta di fare qualcosa per la collettività, come se quello della nostra società fosse un destino segnato. E si appoggiano azioni (ed omissioni) per simpatia più che per convincimento.
Una sfiducia che si traduce anche in atteggiamenti religiosi intolleranti e dogmatici, molto più simili all'integralismo che ai dettami evangelici, una cristianesimo prét à porter di cui non si sentiva davvero il bisogno.
Non a caso i politicanti "professionisti" tentano di cavalcare questo sconforto generalizzato in cerca di un ingiusto tornaconto elettorale, corteggiando gli elettori invece di stimolare la loro cittadinanza.
Dobbiamo reagire a questa catalessi, rifiutare le campagne comunicative ed i messaggi privi di contenuti e se non sappiamo dietro chi andare, prendiamo la direzione opposta a quella in cui i pifferai magici ci spingono.
Ma siamo sicuri che basti cantare "Bella ciao" per tenere lontano il fascismo? I partigiani, ammesso che la cantassero, portavano a tracolla il mitra, strumento senz'altro più adeguato a convincere i nazifascisti. Non voglio certo invitare nessuno a mettere "mano alla fondina", ma solo evidenziare una contraddizione concreta: parlare di fascismo è inappropriato oppure inappropriato è il mezzo di lotta utilizzato per scongiurarlo.
In Italia non ci sono le condizioni per il ritorno del fascismo, abbiamo istituzioni forti (anche troppo!) e forze armate leali e ben controllate. Ammetto che le giovani generazioni abbiano scarse conoscenze di quanto accadde in Italia giusto cento anni fa, ma non credo che a ciò si possa rimediare con slogan ed adunate. Meglio sarebbe informare chi non sa, costruire quella consapevolezza dei propri diritti che è l'unico vero argine alle pulsioni antidemocratiche.
Ed invece un intellighenzia del tutto inadeguata ai tempi che corrono, partorisce la solita crociata, tenta di polarizzare l'elettorato e siamo alle solite: guelfi o ghibellini, destra o sinistra (alla faccia di Giorgio Gaber!).
Ma il peggio è che il centrosinistra non ha un programma e ripropone per il nostro paese ciò da cui erano scampati gli italiani il 4 Marzo del 2018: legge Fornero, tutela delle banche e degli interessi dei poteri finanziari, l'acciaio "alla tarantina", il TAV, economia del petrolio, le orgie di cemento, la prescrizione ed il bavaglio alla stampa. Tutto condito con l'ipocrisia e la retorica di sempre.
Certo ognuno è libero d'impiccarsi alla corda che più gli piace, ma perché trascinare con se l'antifascismo? Manco fossero loro i padroni del brand!
Come si fa a non capire che una proposta così squinternata è inaccettabile in un Paese che VUOLE il cambiamento, che aveva dato un preciso mandato al M5S per realizzarlo e che ora addirittura lo rimprovera (ingiustamente!) di non aver fatto abbastanza?
Presentare mediaticamente le elezioni come una specie di referendum fascismo/antifascismo, indipendentemente dal risultato, sdogana di fatto il fascismo. Dopo chiunque potrà rifarsi al risultato ottenuto per propagandare il fascismo e non ci sarà più nulla a poterlo impedire. Il fascismo da male assoluto come gli stesi eredi avevano ammesso, diventerà una delle opzioni in campo possibili per curare i mali del nostro Paese.
Non a caso Matteo Salvini non si affanna a smentire le accuse di fascismo e addirittura Giorgia Meloni, le rivendica per se dichiarandosi offesa dai canti partigiani. Tutta pubblicità elettorale gratuita per loro che potranno più facilmente intercettare quel 48% di italiani che, secondo l'ultimo rapporto annuale del Censis, vuole un «uomo forte al potere».
Attenzione perché Il fascismo non è arrivato al potere sulle sue gambe ma attraverso gli imperdonabili errori e la complicità di chi avrebbe dovuto contrastarlo.
A manovrare le masse si combinano, da sempre, i guai peggiori.
Quest'estate sono stato pochi giorni a Berlino ma ho voluto visitare il "muro", il più importante monumento alla stupidità umana.
Quel muro è caduto da trent'anni mentre l'assurda divisione ideologica dello scorso secolo, resiste ancora alle intemperie ed ottenebra le menti di troppi. Quando ce ne libereremo potremo finalmente classificare le idee come giuste o sbagliate anziché di destra o di sinistra. Quando ce ne saremo liberati per davvero di quel muro, i partiti appariranno a tutti plasticamente per quello sono: organizzazioni autoreferenziali il cui unico obiettivo è l'occupazione delle poltrone e la spartizione del potere tra amici e finanziatori.
Conosceremo una nuova e più avanzata democrazia, quella delle idee!
Il confronto sarà solo ed unicamente nel merito delle proposte, i partiti spariranno ed i cittadini si coalizzeranno e divideranno sulle singole soluzioni dei loro problemi, senza preconcetti, appartenenze o bandiere e soprattutto senza bisogno di intermediari.
Spariranno i "politicanti di professione", le loro clientele e le nuove tecnologie, la e-democracy, consentiranno la circolazione delle informazioni, daranno impulso a quella Intelligenza condivisa attualmente sopita, l'unica in grado di scegliere tra le opzioni nell'interesse generale e di affrontare le sfide che il nuovo millennio pone alla conservazione della nostra specie e del mondo intero.
Ciascuno potrà partecipare alle singole scelte, assumendosi consapevolmente le proprie responsabilità anziché delegare ad altri in un processo di consapevolezza ed emancipazione senza precedenti nella storia dell'uomo.
A chi pensa che tutto questo sia soltanto un sogno, dico che anche per gli abitanti di Berlino la caduta di quel muro era un sogno, così come era un sogno tutto ciò che il crollo di quel muro ha rappresentato per le generazioni che dal dopoguerra si sono succedute.
Ma è proprio la caduta di quel muro che ci deve far riflettere da un lato sull'impossibilità per chi ha il potere di frenare il bisogno di democrazia e di libertà dei popoli e dall'altro sulla certezza del conseguimento degli obiettivi, anche i più ambiziosi, quando si è nel giusto.
Oltre a manifestare insieme a Greta Thunberg possiamo fare qualcosa di concreto per l'ambiente?
Si, il 26 Maggio votiamo per il MoVimento Cinque Stelle!
Noi del MoVimento proponiamo (pag. 35 del programma) un piano per la forestazione urbana di Bari, destinato a cambiare il volto della nostra città.
In dieci anni vogliamo piantare 300.000 alberi lungo le strade della nostra città, nei parcheggi, negli edifici pubblici e nei cortili delle scuole. Le aree verdi delimiteranno le zone periferiche sottraendo all'attuale degrado zone sempre più ampie della nostra città. Anche le parrocchie e i condomíni che lo vorranno potranno partecipare alla forestazione urbana di Bari, consentendo al Comune la piantumazione sui loro terreni.
Per la manutenzione del verde sarà utilizzato anche il lavoro dei percettori dell reddito di cittadinanza ed i detenuti che vorranno iniziare appositi percorsi di reinserimento sociale.
Orti urbani saranno dati in affidamento a privati cittadini ed associazioni che ne faranno richiesta.
Un progetto sostenibile economicamente, finanziabile con i contribuiti europei già disponibili, coerente con quelle politiche ambientali virtuose di cui il nostro pianeta e noi baresi in particolar modo, abbiamo assolutamente bisogno.
A Milano un progetto analogo prevede la piantumazione di 3 milioni di alberi, mentre in Gran Bretagna 50 milioni di alberi saranno piantati per il rimboschimento della Nuova Foresta del Nord.
Un esperienza partita negli Stati Uniti Canada è giunta in Europa ed in Italia conta oltre 1500 gruppi in 450 comuni italiani, che hanno migliorato la qualità della vita di 60.000 famiglie.
Abitanti che si incontrano ed imparano a scambiarsi informazioni utili tra di loro per proteggere il proprio territorio dai reati predatori, dalla microcriminalità. Senza intervenire direttamente, senza ronde o altre azioni pericolose per se e per altri cittadini, semplicemente segnalando efficacemente alla Polizia e facendo rete tra loro.
Noi al governo della città con #ElisabettaPaniSindaca promuoveremo queste forme di sicurezza partecipate che hanno costo zero per le casse del Comune e contribuiranno anche a #Bari a rafforzare la coesione sociale, ridurre la vulnerabilità delle nostre abitazioni ed aumentare la collaborazione dei cittadini con le forze dell'ordine.
P.S. Le associazioni sono APOLITICHE e collaborano con TUTTE le amministrazioni che hanno a cuore il bene delle loro comunità. Il #M5Sci tiene!
P.P.S Un po' di link utili per chi vuole approfondire anche se in rete troverete tantissima documentazione sulla validità di queste esperienze.
La sicurezza è un fattore fondamentale per la qualità della vita di ciascuno di noi.
La sicurezza urbana è definita dalla legge come bene pubblico al cui raggiungimento e conservazione sono chiamate tutte le istituzioni, ciascuno in base alle proprie competenze, in ogni ambito della vita politica Stato, Regioni, Comuni e Municipi.
Sulla qualità della vita incidono sia la mancanza di sicurezza, che la percezione d’insicurezza.
Fattore emotivo che non deve essere amplificato, né tanto meno strumentalizzato per scopi elettorali, ma che non può continuare a restare privo di risposte adeguate, da chi si propone di governare Bari.
L’aumento dell’illuminazione pubblica delle strade e dei parchi è una misura giudicata indispensabile dai cittadini ed in particolar modo dai commercianti. Noi la perseguiremo sfruttando le moderne tecnologie a basso consumo ed utilizzando fonti alternative per limitare al minimo i costi.
Aumenteremo il numero delle telecamere di sicurezza utilizzando i fondi messi a disposizione dal governo ed incentivando le installazioni private sul suolo pubblico, ma soprattutto metteremo la Polizia Locale nella condizione di monitorare le immagini nel rispetto della legge, potenziando le strutture tecniche ed assegnando le risorse umane indispensabili ai controlli.
Vogliamo ripristinare il vigile di quartiere, una figura che se ben formata ed addestrata, è capace di infondere fiducia nei cittadini e fungere da deterrente per i reati predatori e la microcriminalità. Un azione concreta di controllo per le strade, nei parchi, nei giardini, utile a contrastare gli atti vandalici che deturpando l’ambiente, gli arredi urbani, contribuiscono al degrado della nostra città.
Intendiamo promuovere un modello di Sicurezza Partecipata in cui la protezione è affidata alle forze di polizia, coadiuvate però dagli abitanti del territorio che attraverso programmi di formazione e sensibilizzazione alla “sicurezza urbana” ed in collaborazione con le forze di polizia, costituiscono quel tessuto informativo capillare che rendono efficace ogni intervento.
Supporteremo le cosiddette reti spontanee di “controllo di vicinato” che hanno già dato grandi risultati negli USA, nel Canada ed in Europa centrale e settentrionale e che in Italia, soprattutto al NORD, contano già più di 1.500 gruppi in 450 comuni e che migliorano la vita di circa 60.000 famiglie.
Associazioni informali tra abitanti del territorio: vicini di casa, condomini, negozianti che si scambiano informazioni tra loro, aumentando la coesione sociale e realizzando quella rete informativa utile alle forze dell’ordine.
Il modello di sicurezza partecipata, è bene dirlo con la MASSIMA CHIAREZZA, esclude ogni forma di intervento diretto dei cittadini, ogni partecipazione alle operazioni di polizia che restano di ESCLUSIVA competenza degli operatori professionali.
NO alle ronde, che aumentano la percezione d’insicurezza, si sono rivelate inutili quando non addirittura pericolose per i cittadini e di intralcio al lavoro della Polizia.
Forniremo alle “reti di controllo di vicinato” formazione periodica e ci attiveremo per avviare protocolli d’intesa con Prefettura e Forze dell’ordine.
La riorganizzazione della Polizia Locale, nell’ambito di un più generale intervento sull’intera organizzazione comunale di cui parleranno i miei colleghi, merita parlando di sicurezza un breve cenno.
Un dipartimento che ha bisogno di una guida politica stabile ed un comando a tempo pieno del personale che tutti i giorni mette a rischio la propria vita per contribuire la sicurezza di tutti noi cittadini.
Purtroppo non è scontato dirlo se pensiamo che in questi anni la delega alla Polizia Locale è rimasta in capo al Sindaco Antonio Decaro, insieme ad una decina abbondante di altri incarichi, che lo hanno distratto dall’importante funzione.
E scontato invece dire come tutto ciò abbia nociuto a Bari ed al suo corpo di polizia comunale.
Assumeremo nuovi agenti attraverso procedure di selezione meritocratiche e trasparenti, li addestreremo per potenziare l’organico e far fronte al bisogno di sicurezza dell’intera città.
Affideremo al Comandante il compito di procedere ad una riorganizzazione dei servizi ed una razionalizzazione degli impieghi degli agenti.
Procederemo di pari passo a migliorare le dotazioni individuali e quelle di reparto nonché le infrastrutture tecnologiche, adeguandole agli standard operativi più moderni.
Valuteremo la possibilità di avvalersi di tecnologie che basate sull’intelligenza artificiale consentono di razionalizzare gli impieghi operativi, la così detta polizia predittiva, già sperimentata in altre città come Milano Trento e Napoli.La sicurezza è un fattore fondamentale per la qualità della vita di ciascuno di noi.
La sicurezza urbana è definita dalla legge come bene pubblico al cui raggiungimento e conservazione sono chiamate tutte le istituzioni, ciascuno in base alle proprie competenze, in ogni ambito della vita politica Stato, Regioni, Comuni e Municipi.
Sulla qualità della vita incidono sia la mancanza di sicurezza, che la percezione d’insicurezza.
Fattore emotivo che non deve essere amplificato, né tanto meno strumentalizzato per scopi elettorali, ma che non può continuare a restare privo di risposte adeguate, da chi si propone di governare Bari.
L’aumento dell’illuminazione pubblica delle strade e dei parchi è una misura giudicata indispensabile dai cittadini ed in particolar modo dai commercianti. Noi la perseguiremo sfruttando le moderne tecnologie a basso consumo ed utilizzando fonti alternative per limitare al minimo i costi.
Aumenteremo il numero delle telecamere di sicurezza utilizzando i fondi messi a disposizione dal governo ed incentivando le installazioni private sul suolo pubblico, ma soprattutto metteremo la Polizia Locale nella condizione di monitorare le immagini nel rispetto della legge, potenziando le strutture tecniche ed assegnando le risorse umane indispensabili ai controlli.
Vogliamo ripristinare il vigile di quartiere, una figura che se ben formata ed addestrata, è capace di infondere fiducia nei cittadini e fungere da deterrente per i reati predatori e la microcriminalità. Un azione concreta di controllo per le strade, nei parchi, nei giardini, utile a contrastare gli atti vandalici che deturpando l’ambiente, gli arredi urbani, contribuiscono al degrado della nostra città.
Intendiamo promuovere un modello di Sicurezza Partecipata in cui la protezione è affidata alle forze di polizia, coadiuvate però dagli abitanti del territorio che attraverso programmi di formazione e sensibilizzazione alla “sicurezza urbana” ed in collaborazione con le forze di polizia, costituiscono quel tessuto informativo capillare che rendono efficace ogni intervento.
Supporteremo le cosiddette reti spontanee di “controllo di vicinato” che hanno già dato grandi risultati negli USA, nel Canada ed in Europa centrale e settentrionale e che in Italia, soprattutto al NORD, contano già più di 1.500 gruppi in 450 comuni e che migliorano la vita di circa 60.000 famiglie.
Associazioni informali tra abitanti del territorio: vicini di casa, condomini, negozianti che si scambiano informazioni tra loro, aumentando la coesione sociale e realizzando quella rete informativa utile alle forze dell’ordine.
Il modello di sicurezza partecipata, è bene dirlo con la MASSIMA CHIAREZZA, esclude ogni forma di intervento diretto dei cittadini, ogni partecipazione alle operazioni di polizia che restano di ESCLUSIVA competenza degli operatori professionali.
NO alle ronde, che aumentano la percezione d’insicurezza, si sono rivelate inutili quando non addirittura pericolose per i cittadini e di intralcio al lavoro della Polizia.
Forniremo alle “reti di controllo di vicinato” formazione periodica e ci attiveremo per avviare protocolli d’intesa con Prefettura e Forze dell’ordine.
La riorganizzazione della Polizia Locale, nell’ambito di un più generale intervento sull’intera organizzazione comunale di cui parleranno i miei colleghi, merita parlando di sicurezza un breve cenno.
Un dipartimento che ha bisogno di una guida politica stabile ed un comando a tempo pieno del personale che tutti i giorni mette a rischio la propria vita per contribuire la sicurezza di tutti noi cittadini.
Purtroppo non è scontato dirlo se pensiamo che in questi anni la delega alla Polizia Locale è rimasta in capo al Sindaco Antonio Decaro, insieme ad una decina abbondante di altri incarichi, che lo hanno distratto dall’importante funzione.
E scontato invece dire come tutto ciò abbia nociuto a Bari ed al suo corpo di polizia comunale.
Assumeremo nuovi agenti attraverso procedure di selezione meritocratiche e trasparenti, li addestreremo per potenziare l’organico e far fronte al bisogno di sicurezza dell’intera città.
Affideremo al Comandante il compito di procedere ad una riorganizzazione dei servizi ed una razionalizzazione degli impieghi degli agenti.
Procederemo di pari passo a migliorare le dotazioni individuali e quelle di reparto nonché le infrastrutture tecnologiche, adeguandole agli standard operativi più moderni.
Valuteremo la possibilità di avvalersi di tecnologie che basate sull’intelligenza artificiale consentono di razionalizzare gli impieghi operativi, la così detta polizia predittiva, già sperimentata in altre città come Milano Trento e Napoli.
Il MoVimento Cinque Stelle colpisce nel segno sollevando uno ad uno i problemi della nostra città e costringendo l'attuale amministrazione in modo intempestivo, a volte ridicolo, a rispondere alle nostre iniziative, riavviando lavori fermi da anni, presentando modellini (e rendering più veloci da realizzare!) o reiterando le stesse promesse da marinai del 2014.
Il fatto è così noto che i cittadini ed i loro comitati oramai ci chiedono di intervenire per sbloccare, con la nostra denuncia e presa di posizione, situazioni e disservizi che languono da anni.
E' stato così per il Lungomare di San Girolamo, per lo sfortunato quartiere Sant'Anna, per la centrale del latte che cade a pezzi, per l'incrocio di Caposcardicchio al San Paolo. Ultima la promessa di interventi al "Quartierino", all'indomani della nostra presa di posizione e denuncia.
Tutte situazioni che certificano tanto la nostra conoscenza dei problemi di Bari, quanto il fallimento obiettivo della giunta Decaro e la condizione di affanno in cui versa la campagna elettorale per la sua rielezione.
Anche la mancata ricandidatura degli attuali presidenti di Municipi, annunciata dai giornali, va letta nell'ottica di oggettiva debolezza dell'ammucchiata per Decaro.
Sempre i giornali spiegano questa scelta del Sindaco come conseguenza del "mancato decentramento". Se fosse così sarebbe un altro tentativo (maldestro!) per depotenziare le giuste rivendicazioni sul tema del MoVimento che da anni porta avanti una vera e propria battaglia per l'avvio del decentramento nella nostra città e ne denuncia l'assenza.
Personalmente dubito sia questa la vera ragione, data l'evidente pretestuosità della scelta. Il mancato decentramento è la conseguenza della scelta politica del Sindaco di mantenere per se e per la sua giunta, funzioni e risorse destinate ai Municipi.
Sarebbe come sbattere in galera Pinocchio per essersi fatto truffare dal Gatto e la Volpe!
Tutto si può dire sull'inadeguatezza degli attuali presidenti dei Municipi, scelti da Decaro alle scorse elezioni, ma questo è proprio troppo! Per il decentramento negato avrebbe dovuto esserci esclusione degli attuali Presidenti, ma per la ragione opposta, ossia per sanzionare la subalternità politica con cui hanno accettato lo scippo. Per aver dimenticato che una volta eletto, un amministratore è pagato dal Comune per fare gli interessi dei cittadini e non quelli del signorotto locale del partito che lo ha eletto.
Un ragionamento logico e consequenziale che non possiamo attenderci dagli uomini dell'attuale amministrazione.
Personalmente se la notizia della mancata candidatura fosse confermata, ne attribuirei la causa alla "mancanza di vocazione al martirio" degli attuali Presidenti che, in vista di una disfatta annunciata, quanto nascosta dai media, preferiscono ripiegare su posizioni meno prestigiose, ma più comode di quella da consigliere Municipale (meno di 700 euro/mese, contro i tremila da Presidente) assegnata in Consiglio Municipale ai candidati Pesidenti sconfitti.
Tutto ciò dimostra che nonostante l'arroganza delle ammucchiate, il MoVimento ha ottime possibilità di vincere la competizione contro partiti di destra e di sinistra che si contendono la città sempre alla stessa maniera.
Ancora più convinti continuiamo questa battaglia e chiamiamo tutti i cittadini onesti di Bari a darci manforte.